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Quante storie in una semplice storia!!!
Sabato mattina 21 maggio 2011
L’orologio segnava le ore 10. Mi trovavo nel mio studio con l’ex sindaco Pietro Sollazzi. Cercavamo di ricostruire i momenti salienti della sua fanciullezza. e proprio in quel momento squillò il campanello dell’abitazione. Mi portai sul terrazzo e quasi urlando: -Franco !!Pina!!Benvenuti! Via apro subito il cancellino. Mi feci loro incontro scendendo la prima rampa di scalini. Appena entrati in casa li feci passare nello studio ed un po’ tronfio dissi a Pietro Sollazzi, l’ex sindaco: - Ti presento due grandi amici torinesi: Franco e Pina. Sono due turisti instancabili. Dopo i convenevoli d’uso chiesi all’amico torinese: - Qual buon vento vi ha portato proprio a Fucecchio? - Eravamo a Livorno con un’altra coppia di sposi nostri amici. Io la conosco bene quella città dove , tra l’altro, pernotteremo. Ho detto a mia moglie:”Pina, che ne diresti di fare una scappata a Fucecchio a trovare Mario”. Lei non ci ha riflettuto nemmeno un istante. “Sì,sì!!” mi ha risposto. Ed eccoci qui. Con l’auto ci abbiamo impiegato poco meno di un’ora. - Ma io non ho visto la vostra auto rossa fiammante qui parcheggiata. - Eh, ti abbiamo fatto una sorpresa. L’abbiamo lasciata in Piazza XX Settembre. Volevamo vedere con calma il paese basso. Tu ci hai sempre riempito la testa con tutto quello che sai su Fucecchio alto. - Ha proprio ragione –intervenne Pietro che proseguì – Lui sa tutto del nostro paese. - Insomma, Mario, passando per Viale Buozzi ci siamo fermati ad osservare il muro dipinto, ma soprattutto il vostro stadio. Complimenti! Dev’essere uno stadio giovane. Da quanti anni ce l’avete?
E qui comincia la prima storia
- Ha 84 anni. È più giovane del qui presente ex sindaco Sollazzi. Pietro non si lasciò sfuggire questa occasione per raccontarci: - Nel mese di dicembre del 1926, quando iniziarono i lavori, io frequentavo la prima classe elementare sotto la maestra Franchini. Io tutti i giorni per raggiungere la scuola dovevo percorrere tutto l’attuale Viale Buozzi che allora era sterrato. Mi ricordo di aver visto nell’area dove sorse lo stadio un nugolo di persone armate di strumenti strani che prendevano le misure lungo la strada e all’interno dei campi seminati a grano e con i filari di viti intorno ad ogni campo. Prima che cominciassero le vacanze di Natale di quel 1926, una mattina vidi all’opera tre squadre di operai. Erano tanti. Una scavava la fossa per fare le fondamenta al muro che voi avete visto dipinto. Un’altra squadra, guidata da un signore che teneva sempre delle carte in mano, lavorava nei campi di lato alla strada: una quindicina di operai tagliavano tutte le viti; un’altra quarantina facevano uno scasso lungo delle linee bianche; un’altra squadra scavava una fossetta per fare le fondamenta al muretto con rete che avrebbe separato il campo dalla zona riservata agli spettatori. In lontananza si vedeva un’altra squadra che forse doveva realizzare il muro di recinzione di tutto lo stadio. -Allora, lei, ha visto nascere e crescere il vostro stadio comunale – intervenne l’ospite torinese. E Pietro: - Purtroppo, dopo le vacanze natalizie il muro di recinzione , quello con i tre archi aveva già raggiunto un’altezza di venti centimetri. e dopo una settimana non si poté vedere più niente: il muro era già più alto di me. La maestra non ce ne parlava mai della costruzione in atto dello stadio comunale. Io lo seppi dai miei familiari che si stava costruendo un altro stadio nuovo di zecca. - Ah, allora ce l’avevate già uno stadio!! E dov’era? - Dove lei ha parcheggiato la sua automobile rossa - rispose Pietro. - Mi sembra impossibile – replicò il torinese. E Pietro: - Io ci ho visto le partite di calcio, quelle col bracciale, le corse dei cavalli e quelle in bicicletta prima di frequentare la classe prima. Mi ci portava mio zio. - Senti, Franco – intervenni – io ho delle foto che mostrano il campo che si trovava in Piazza XX Settembre. Ascoltiamo prima Pietro cos’altro ricorda di quel periodo. Intanto ti anticipo che lo stadio fu realizzato a tempo di record. Fu realizzato in soli cinque mesi. Poi ti mostrerò le foto del primo stadio. Pietro riprese a narrare: - Tutte le mattine, quando passavo davanti allo stadio in costruzione, io cercavo di sbirciare qualcosa , ma non vedevo quasi più niente.
Due episodi indimenticabili
L’ex sindaco proseguì: - Alla fine di marzo successe a scuola un fatto indimenticabile. Un lunedì mattina arrivò nella nostra classe un bambino smilzo, la testa rasata a zero, gli occhi neri e sempre sorridente. Si chiamava Nerino Nerini. La maestra Franchini ci disse:”Nerino resterà con noi due o tre settimane. Il suo babbo dovrà asfaltare, incatramare la strada che dalla Ferruzza porta qui alla scuola. Quando il babbo avrà finito il lavoro se ne andrà via da Fucecchio ed anche Nerino ci lascerà. Mi raccomando: dovete volergli bene. Lui vive dentro una carovana come quelli della fiera annuale”. Io me la ricordo bene la carovana di Nerino parcheggiata in Piazza XX Settembre. Io mi ci affezionai a questo nuovo alunno. Un pomeriggio, con il consenso della mia mamma e del suo babbo, lo portai a casa mia. Gli feci visitare la nostra casa colonica, la nostra stalla, il nostro pollaio ed anche un pezzo di Padule. Ma dopo tre settimane di permanenza, quando il viale risultò asfaltato, Nerino ci lasciò. Mi ricordo ancora il gigantesco rullo compressore che schiacciava la massicciata che era stata praticata prima dell’asfaltatura. Mi commossi quando dovetti salutare Nerino che partiva per sempre da Fucecchio. Franco, nel frattempo era rimasto colpito dalla rapidità con cui era stato realizzato il nostro stadio comunale. Mi chiese: - Ti ricordi, Mario, quando venne inaugurato? - Venne inaugurato nel mese di maggio del 1927; però non ricordo il giorno. - Me lo ricordo benissimo io – intervenne nuovamente l’ex sindaco - Venne inaugurato il primo maggio. La maestra ci aveva raccomandato:”Fatevi portare dai vostri genitori, il primo maggio, alla cerimonia dell’inaugurazione dello stadio perché potrete vedere da vicino una figlia del nostro Re Vittorio Emanuele III, la principessa Giovanna, una grande cristiana”. Il mio babbo aveva promesso di portarmici; ma proprio mentre stavamo per andare allo stadio arrivò un contadino sul calesse del suo fattore. “Giuseppe, mi sta morendo una vacca - disse quasi piangendo rivolto a mio padre - Mi hanno detto che solo tu puoi salvarla. Sali sul calesse! Ti riporterò io a casa” Mio padre mi guardò, scosse la testa come se volesse dirmi: “Non posso rifiutargli questo piacere”. Ed io me ne rimasi a casa. Il padre del piccolo Pietro era un “guaritore” di bestie.
Un’altra storia incredibile
- Ma davvero, Mario, venne a Fucecchio la principessa Giovanna? – mi chiese Pina, la signora torinese che fino ad allora era rimasta muta come un pesce. - Sì, è proprio vero. Ma cosa c’è mai di straordinario? - Caro Mario, tu saprai tutto su Fucecchio, ma in fatto di storia nazionale lasci un po’ a desiderare. Giovanna e la sorella Mafalda si ritenevano due persone miracolate da S. Francesco. Quattro anni prima, nel 1923, erano state colpite dal tifo, una malattia mortale a quei tempi. Le due sorelle sopravvissero. Giovanna, volle diventare una terziaria francescana. Giovanna gareggiava con la madre, la regina d’Italia, in fatto di carità. Madre e figlia aiutavano tutti. E poi guarda che combinazione: la principessa Giovanna, quando venne a Fucecchio aveva venti anni precisi. Qualche mese dopo essere stata a Fucecchio, la bella e delicata Giovanna si fidanzò con il re di Bulgaria e tre anni dopo lo sposò e diventò regina della Bulgaria. Perciò, caro Mario, la tua Fucecchio ebbe per ospite d’onore la futura regina di Bulgaria. E non solo… - Cos’altro c’è dietro la principessa Giovanna di Savoia che era venuta ad inaugurare lo stadio di Fucecchio? - Mentre era regina a Sofia – proseguì Pina – Giovanna si incontrò molte volte con il delegato apostolico Monsignor Giuseppe Roncalli, mandato dal papa in Bulgaria. Quando nel 1934 Monsignor Roncalli venne richiamato a Roma, andò a salutare la regina Giovanna e la invitò ad andarlo a trovare a Venezia, la diocesi che gli era stata assegnata. E Giovanna, la regina di Bulgaria, gli ribatté: “Io verrò a trovarla a Roma quando sarà diventato Papa”. Il prelato Roncalli sorrise manifestando apertamente la sua incredulità. Monsignor Roncalli diventò papa Giovanni XXIII, per tutti il “papa buono”. - Non avrei mai immaginato che dietro la storia brevissima del nostro stadio comunale ci fossero tante storie – riflettei a voce alta. - Purtroppo la storia della regina Giovanna ebbe due conclusioni tragiche – disse con una punta di commozione la moglie del torinese. - Perché? Cosa le successe? – chiese l’ex sindaco. - Nel 1943 il marito di Giovanna di Savoia, Re Boris III fu quasi sicuramente avvelenato e morì nell’arco di pochi giorni il 28 agosto 1943. Il 1943 fu un anno cruciale della seconda guerra mondiale a cui avevamo preso parte anche noi italiani. La principessa Mafalda, sorella di Giovanna di Savoia, riuscì a raggiungere Sofia, la capitale della Bulgaria, per partecipare al funerale del cognato Re Boris III, ma soprattutto per star vicina alla sorella Giovanna e ai due nipotini. Dopo una ventina di giorni di permanenza, il 22 settembre 1943 Mafalda riuscì a raggiungere Roma. Voleva rivedere i suoi 4 figli che erano sotto la custodia di Monsignor Montini, il futuro Papa Paolo VI. Montini le disse che i Tedeschi, diventati nostri nemici l’avrebbero cercata e catturata. Mafalda ribatté: “Ma io sono la moglie del principe tedesco Filippo d’Assia.” Monsignor Montini controbatté: “Lei, principessa Mafalda, è anche la figlia del re d’Italia che è fuggito da Roma e che viene considerato un nemico dai tedeschi” Monsignor Montini aveva mille ragioni, Mafalda venne catturata quello stesso giorno e spedita nel campo di concentramento di Buchenvald dove morì il 28 agosto 1944 a seguito di un bombardamento aereo americano. - Ci può raccontare che cosa successe a Giovanna dopo la morte del marito? – chiese l’ex sindaco Sollazzi. Interloquì di nuovo Franco, l’amico torinese: - Senta, sindaco, siccome noi fra un’oretta dobbiamo ripartire per Livorno perché per le ore 13 abbiamo prenotato un pranzo in una trattoria specializzata nel cucinare il cacciucco, io vorrei finir di ascoltare la storia del vostro Stadio. Vorrei saper perché abbandonaste lo stadio che avevate realizzato in piazza XX Settembre e vorrei pure sapere se il vostro stadio ha un nome e perché ha quel nome. Mario, ora tocca a te darmi queste spiegazioni. Intervenne Pina: - Sarò telegrafica, ma devo accontentare il sindaco. Subito dopo la morte del re Boriss III venne proclamato re della Bulgaria suo figlio Simeone di appena sei anni. Nel 1944 la Russia dichiarò guerra alla Bulgaria e la occupò in pochi giorni perché la Bulgaria non oppose nessuna resistenza. Gli assassinii compiuti dai russi furono innumerevoli. Dopo la fine della guerra venne fatto un referendum farsa tra monarchia e repubblica. I Bulgari optarono per la Repubblica. La regina Giovanna con i figli dovette lasciare la Bulgaria e finire in esilio. Chiese asilo politico all’Italia e le venne rifiutato. Allora andò in Egitto dove si trovavano già i suoi genitori, poi in Spagna ed infine in Portogallo dove si trovava suo fratello Umberto e dove morì nel 2000 alla veneranda età di 93 anni. Le sue spoglie si trovano nel cimitero di Assisi, come da lei tanto desiderato visto che era una terziaria francescana. E non stupitevi se vi annuncio che fra qualche anno verrà forse proclamata santa.
Un’altra storia……
- Ora Mario tocca a te – disse sbrigativamente Franco, tutto in grigio, statura media,quasi rotondotto. Ed io: - Come ci ha detto poco fa il nostro sindaco, in Piazza XX settembre c’erano il rettangolo per lo svolgimento delle partite di calcio e all’intorno un pista in terra battuta dove si svolgevano le corse dei cavalli e quelle in bicicletta. Siccome non c’era un muro di cinta tutti avrebbero potuto entrarvi dentro ed assistere gratuitamente alle partite e alle corse. Le società sportive che organizzavano partite e corse avevano bisogno di far pagare un biglietto. Fu giocoforza inventare una recinzione smontabile. Si ricorse al “parancolato”. Vennero realizzati dei pannelli con tavole leggere lunghi m 2,5 ed alti due ad incastro. Naturalmente alle estremità avevano dei gambali lunghi una sessantina di centimetri che venivano inseriti in appositi incavi metallici già predisposti. Perciò tutte le volte che si svolgeva una manifestestazione sportiva, una squadra di addetti a quel lavoro, quattro o cinque ore prima dovevano montare la recinzione lignea. Al termine, dovevano smontarla e portare i pannelli in appositi magazzini. Gli spettatori che dovevano assistere alla partite di calcio trovavano posto nella pista. Questa disposizione degli spettatori creava due problemi: gli spettatori potevano essere colpiti dalle pallonate in maniera più o meno grave; i medesimi spettatori trasformati in tifosi potevano entrare nel campo da gioco a fare baruffa. Quando, invece, venivano effettuate le corse dei cavalli o dei ciclisti, gli spettatori venivano sistemati nel campo da gioco come si fa a Siena in occasione del Palio. I dirigenti delle società sportive chiesero ripetutamente al Comune di costruire uno stadio nuovo con campo e pista ma dotato delle opportune recinzioni proprio nel punto dove tu e tua moglie l’avete visto. Il Comune dopo tante insistenze accolse la richiesta e decise di acquistare i campi necessari per farvi lo stadio nuovo. Il proprietario di quei campi era il principe Tommaso Corsini che senza mezzi termine disse ai nostri amministratori comunali che lui quel terreno non ce lo avrebbe venduto. Ci avrebbe venduto volentieri tanti campi ma in luoghi diversi da quello richiesto. Fortunatamente per noi Fucecchiesi, il 13 novembre 1926 morì a Firenze, a soli 53 anni, Filippo Corsini, un fratello del Principe Tommaso Corsini. A questo punto i dirigenti della squadra di calcio presero una decisione vincente:ordinarono a tutti i calciatori e ad un gran numero di tifosi di partecipare a Firenze al funerale del principe Filippo Corsini. La presenza di tutti i calciatori, dei dirigenti della squadra di calcio, di un nutrito numero di tifosi e di alcuni amministratori comunali suscitò profonda commozione nella famiglia del Principe Corsini. Un paio di giorni dopo il funerale, il principe Tommaso convocò a Firenze tre amministratori del Comune di Fucecchio e disse loro: - Per testimoniarvi la mia gratitudine per aver presenziato al funerale di mio fratello vi venderò i campi da voi richiesti. Ed io compirò immediatamente questo atto di vendita. - Ma noi … - Non avrete bisogno di niente. La cifra che vi chiederò sarà solamente simbolica. In pratica ci regalò tutto il terreno che ci permise di realizzare lo stadio. E noi, per riconoscenza lo intitolammo al defunto Filippo Corsini. Infatti lo intitolammo Stadio Comunale Filippo Corsini. - Ma quali furono gli arredi o dotazioni del vostro stadio nel 1927? – chiese Franco. Risposi rapidamente: - Campo da gioco, area per salto in alto ed in lungo, pista per corse in bicicletta, a cavallo e per gare di atletica leggera, muro di recinzione del campo da gioco, spogliatoi , tribune di legno e grande muro di recinzione per chiudere tutto lo stadio L’attuale pista in tartan e la tribuna in muratura sono state realizzate negli anni ’90 quando l’atleta di Fucecchio Alessandro Lambruschini vinse i titoli di campione italiano ed europeo sui tremila siepi che gli valsero anche la prestigiosa medaglia di bronzo alle olimpiadi di Atlanta nel 1996. - Franco, sono le ore 11. Ricordati che dobbiamo ritornare
a Livorno – disse sottovoce Pina.
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